L’Ordinamento del cielo e della terra

Esposizione di Richard Lang

LA MIA IDENTITÀ COME UN TUTTO

Mancare di diventare un tutto

Mentre mi vedo da punti di osservazione sempre più distanti, scopro nuovi livelli del mio essere: da Venere sono la Terra, da Sirio sono il Sole, da Andromeda sono la Via Lattea. Però, per quanto sia distante il mio osservatore, è impossibile trovare un punto di osservazione là fuori dal quale posso essere osservato come un tutto, poiché quel punto in se stesso non sarebbe incluso in ciò che viene osservato. Non esiste nessun luogo dove io come parte mi trasformo nel Tutto.

Può darsi che i miei osservatori, sempre più distanti, non continuino più a vedere ulteriori cose di me. Può essere che io diventi parte di un gruppo di galassie che si riduce a un punto luminoso per poi scomparire all’orizzonte cosmico, cioè l’orizzonte del mio osservatore, mentre il mio glorioso corpo angelico svanisce nel buio infinito. Sia che il mio osservatore veda sempre più cose di me o che io scompaia, in entrambi i casi il mio tentativo di diventare completamente autoconsapevole e intero, cercando di vedermi obiettivamente da distanze sempre maggiori con la mente di un’altro, fallisce.

Ritornare al centro

Tuttavia, se , passando attraverso tutti i miei livelli, ritorno indietro nel mio centro, qui scopro l’Interezza che cercavo là. Dove sono una non-cosa, dove non c’è divisione fra conoscitore e conosciuto, non sono separato dal mondo. Qui, diciamo, muoio come Richard, oppure come Terra o come Via Lattea, come cellula o particella, come qualunque cosa, e risorgo come tutte le cose. Sono infinito, non c’è nessuna cosa al di fuori di me; sono in tutto e tutto è in me. E nel mio campo visivo, in quest’Occhio singolo senza confine, nessuna delle cose che divento esiste in modo indipendente dalle altre cose. In quest’Occhio, il mondo è uno, un Tutto vitale. Così raggiungo la mia meta non salendo, ma scendendo, non guadagnando ma perdendo, ritornando dalla periferia al centro, l’unico luogo dove il Tutto si rivela. Qui, più vicino a me di qualunque altra cosa, trovo quel luogo misterioso dove la non-cosa esplode nel tutto, un luogo che presente dentro di me fin dall’inizio.

Il viaggio mistico

Il non cercare più l’Interezza attraverso il tentativo di diventare di più, o di sapere di più, e l’arrendersi invece al fatto di essere un contenitore vuoto, corrisponde alle fasi finali del viaggio di una mistica verso Dio. Viaggiando in reami sempre più alti di luce spirituale (ciascuno dei quali, tuttavia, si alterna con un reame ugualmente profondo di oscurità), alla fine ella scopre che la meta tanto desiderata, la Visione Beata, le sfugge. Si ritrova nel buio più profondo, senza fede, senza speranza, senza gioia, apparentemente abbandonata da Dio. Cosa può fare? Ora è costretta ad abbandonare il tentativo di espandersi, di trasformarsi in Dio, di diventare il Tutto (un tentativo che così facilmente diventa un esibizionismo spirituale) e invece si lascia andare al non desiderare nulla, al non avere nulla, al non essere nulla; ritorna nel suo centro e accetta qualunque cosa le venga data nel vuoto là. Il suo tentativo di sapere tutto, di diventare perfetta, è fallito e viene sostituito dal non sapere niente, dall’umiltà. Solo in questa “notte oscura”, in questo “vuoto” e in questo “nulla” l’Uno, che contiene ed è la fonte di tutte le cose, si rivela. 






Indicando la mia non-faccia con il dito, qui io trovo il contenitore vuoto che è Capacità per la mia unica e preziosa vista multistrato del Tut







“Rompi quel piccolo seme.”
“È rotto, Signore.”
“Cosa vedi là?”
“Nulla, Signore.”
“Figlio mio, quell’Essenza sottile che non riesci a vedere là, proprio da quell’Essenza spunta il grande albero del baniano. Credimi, figliolo, in quella sottile Essenza risiede il sé di tutto ciò che esiste. Essa è il Vero. È il Sé (ātman). E tu, Svetaketu, sei quello.” Chāndogya Upanişad

Finora abbiamo lavorato da fuori su ciò che è dentro; ora ci soffermiamo nel centro e regniamo su ciò che è fuori. Finora era un servizio in aiuto del Maestro; ora è una disseminazione dei comandamenti del Maestro. Il Segreto del Fiore d’Oro

Tu sei come un miraggio nel deserto, che l’uomo assetato pensa sia l’acqua; ma quando ci arriva trova che non c’è nulla. E dove pensava che fosse, lì trova Dio. Nello stesso modo, se tu esaminassi te stesso, troveresti che non sei nulla, e invece troveresti Dio. Cioè, troveresti Dio invece di te, e di te non rimarrebbe nulla tranne un nome senza forma. Al-Alawi

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