L’Ordinamento del cielo e della terra

Esposizione di Richard Lang

LA MIA IDENTITÀ SUBATOMICA

Osservati da vicino, i miei atomi si rivelano costituiti da particelle. Per esempio, ciascuno dei miei atomi di carbonio consiste di sei minuscoli elettroni che girano intorno a un nucleo centrale di sei protoni e sei neutroni. Se il nucleo di un mio atomo di carbonio avesse le dimensioni di una bilia, lo spazio definito dai suoi elettroni sarebbe grande come un campo da calcio, e gli elettroni stessi più piccoli di granelli di polvere.

Si ipotizza che nei protoni e nei neutroni ci siano unità ancora più piccole chiamate quark dei quali attualmente sappiamo ben poco. Tutte queste particelle (meglio descritte come “wavicles” in inglese, un neologismo composto di “waves”, onde, e “particles”, particelle) sono composte da energia e da materia in parti uguali. Impossibili da localizzare con precisione, essi cambiano il loro aspetto a seconda di ciò che viene loro richiesto da chi li insegue, e compaiono e scompaiono casualmente nel vuoto quantistico. Sembra che la loro reale esistenza dipenda dalla presenza di un osservatore che le cerca.

La presenza dell’osservatore

Ecco una visione di me ancor più da vicino: sono difficile da fissare e da descrivere. E qui, come ad altri livelli, ho bisogno della mia osservatrice per conoscermi. Infatti, sembra, che se non ci fosse lei a osservarmi, forse non esisterei nemmeno! La mia osservatrice è ugualmente elusiva quando anch’io la osservo da questa distanza. Quando siamo così vicini, ci perdiamo di vista a vicenda. Per vedere qualcosa l’uno dell’altro abbiamo bisogno di mantenere una giusta distanza.

Dalla polvere alla carne

Quando analizzi le mie componenti più minuscole, scopri che tutto il mio comportamento umano deriva dalla polvere, da meno che la polvere. Com’è che la vita umana in tutta la sua complessità, ricchezza e colore, emerge da particelle incolori, silenziose, inodori e intangibili? La mia osservatrice itinerante dice che è perché le mie particelle scelgono di unirsi ad altre particelle che diventano infine un essere umano. Come descrizione funziona, ma non riesce comunque a spiegare il mistero che sono io.

Chi sono? Il fallimento della scienza

Di cosa sono fatto veramente? Qual è la mia natura fondamentale, il mio substrato finale, lo strato tolto il quale non ne esiste un altro che mi riguardi? Qual è la base del mio essere, il centro dei miei livelli, l’origine di tutte le mie apparenze, la fonte della mia vita stratificata? La scienza oggettiva non riesce a dirmelo perché può solo osservare le mie manifestazioni locali, e può osservare solo da lontano. Anche se la distanza che alla fine riesce a raggiungere è veramente molto piccola, non le sarà mai possibile raggiungere lo scopo finale, la rivelazione di ciò che io sono al centro.

Il fallimento della scienza oggettiva per quanto riguarda la scoperta della mia vera identità non mi sorprende, perché la mia osservatrice rimane sempre fuori da me, sempre a distanza. Come potrebbe mai fare il passo dall’esterno all’interno, facendo crollare la distanza fra noi e portandola a zero? Né il suo fallimento è una delusione per me perché io riesco a fare ciò che lei non può, cioè posso guardare qui al centro del mio essere e completare il suo racconto. Questa mia osservazione del mio proprio centro è più facile di qualunque osservazione lei riesca a fare di me, perché qui non c’è niente di complicato, di distante, o di difficile da vedere; non c’è nulla che nasconda semplicemente qualcos’altro. La mia vera natura è il punto più profondo, ed è sempre a mia disposizione.

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“La rivelazione della fisica moderna del vuoto all’interno dell’atomo disturba più della rivelazione dell’astronomia del vuoto immenso dello spazio interstellare.” Sir Arthur Eddington

“Hsueh-feng andò nella foresta a tagliare gli alberi con il discepolo Chang-sheng. ‘Non ti fermare finché l’ascia non arrivi al centro esatto dell’albero,’ lo avvertì il maestro.” Cento koan zen. Il flauto di ferro

“Penso che le andrò incontro,” disse Alice...
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Questo ad Alice parve un'assurdità, perciò non disse niente e si mosse subito incontro alla Regina Rossa. Con sua grande sorpresa, la perse di vista in un attimo... Attraverso lo specchio di Lewis Carroll

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